«Ho guardato sconsolato la montagna di atti di convegni, di relazioni e dotte pubblicazioni piene di condizionali sul futuro delle terre alte, accumulata come un antico sedimento geologico nei miei scaffali. Ho capito perché restano lí: perché si tratta di una montagna di balle! Parole, aspettative, proposte, auspici.
Ma i sogni delle persone, soprattutto dei giovani che vogliono tornare a vivere e lavorare in montagna, si infrangono nel confronto con la realtà, fatta di burocrazia estenuante, spese notarili e balzelli medievali, frammentazione dei terreni e degli immobili, diffidenze e invidie dei residenti locali, indifferenza e pigrizia dei pubblici funzionari: ce n’è abbastanza per desistere ancor prima di iniziare.
Manca un progetto corale, che sia desiderato e accudito a tutti i livelli della società, dal ministro all’assessore comunale. Le modeste risorse per lo sviluppo montano (e sottolineo sviluppo e non crescita) tanto trionfalisticamente annunciate, sono dirette quasi sempre ai pochi amici degli amici o a chi è disposto a scendere a opachi compromessi o a veri e propri imbrogli. Cosí la montagna non è certo aiutata ma sfruttata».
Luca Mercalli, Salire in montagna. Prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale. Torino, Einaudi 2020
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